Giulia's profileLa Camera d'AmbraPhotosBlogListsMore Tools Help

La Camera d'Ambra

"Put the heart beneath a stone, and wait for the rain"
Photo 1 of 36
August 15

.:: Il TaQQuino - Replica ::.

<< E' innamorata di te, Blaze >>.
Il ragazzo rallentò il passo, ma non si fermò; nessuno avrebbe mai potuto accorgersi che, sotto la camicia, un lungo brivido gli aveva attraversato la schiena, lasciandolo impercettibilmente ancora un po' più pallido.
<< Mi hai sentito? >>, insisté Angus.
<< Ovvio che ti ho sentito >>, sbottò il berserker a denti stretti. << Non so che dirti, è libera di innamorarsi di chi le pare >>, e prima che il compagno potesse rispondere qualche cosa, imboccò la rampa di scale e scese, con il rimbombo dei suoi pesanti scarponi che riecheggiava per i corridoi semideserti.
Angus si strinse nelle spalle e ritornò sui propri passi.
 
Nana guardava fuori dalla finestra una coppia di cinciarelle che si affaccendava attorno al nido. Aveva lo sguardo torbido e la mente annebbiata dagli antidolorifici, eppure più Angus la osservava più aveva la netta impressione che ci fosse qualcosa di insolito in lei. Era irrimediabilmente cambiata. Richiuse il computer portatile. << Ho bisogno di uscire per commissioni >>, le disse. << Vuoi che ti porti qualcosa? >>.
Lei si riscosse, e gli rivolse un caldo sorriso di riconoscenza. << No, grazie >>. Era molto serena, trovò lui. Al di là del pessimo colorito aveva l'espressione distesa di chi se che i brutti momenti sono ormai trascorsi -- cosa tutt'altro che vera, in realtà, per lo meno per l'Alleanza dei Clan.
<< Neppure un po' di sushi per cena? >>, suggerì, ammiccando. << Lo prendo anche per me. Davvero, volentieri >>.
Era pieno di premure, quasi dovesse compensare l'improvvisa indifferenza di Blaze, e lei lo immaginava. Forse era da imputarsi alle iniezioni di morfina, tuttavia sentiva di essere infine pronta anche a mettere una pietra sopra alla sua smania per il biondo berserker. << Vada per il giapponese >>.
 
Dopo la riunione -- l'ennesima, quella settimana -- Blaze si ritirò nella sua stanza a coltivarsi una tremenda cefalea. Aveva scartato l'ipotesi di tornare in infermeria a chiedere un analgesico perché presumibilmente dottori e inservienti non ne potevano più dei suoi passi pesanti su e giù per la corsia dov'era ricoverata Nana. E le infermiere erano pettegole.
Pensava a lei ogni minuto. Con se stesso si giustificava pianificando vendetta, salvo, cinque minuti più tardi, ritrovarsi a pensare che sarebbe stato carino chiederle di uscire, una volta tanto, lei e lui soli.
Il mal di testa diventò presto insostenbile, perciò decise di alzarsi e s'incamminò verso il padiglione riservato ai servizi ospedalieri. Da lontano scorse Angus, con la valigetta del portatile sottobraccio, allontanarsi frettolosamente verso la rimessa delle auto. Nana doveva essere rimasta sola, per coincidenza  perché i dottori alla fine ne avevano avuto abbastanza del continuo via vai di visitatori. La fase critica per la paziente era passata, e la ragazza non aveva più bisogno di sorveglianza.
 
<< Sei ancora qui? >>, berciò la capoinfermiera al che il giovane uomo varcò la soglia.
<< Un'aspirina e tolgo il disturbo >>, ringhiò lui di rimando.
<< La replicante è rimasta sola >>, osservò la donna mentre rovistava fra gli scaffali alle sue spalle. << Il signor Ferguson ha cambiato idea? >>.
<< Il dottor Kramer sostiene che non ci sia più pericolo di crisi >>.
Per qualche istante nessuno dei due profferì più parola, ma la capoinfermiera fissava il berserker in maniera davvero molto eloquente, suscitando subito in lui il ricordo di una delle prime crisi di replicazione incontrollata di Nana, durante la quale aveva assimilato il suo potere, devastando il reparto e ferendo gravemente se stessa e alcuni membri del personale. << Non ricapiterà >>, mormorò Blaze.
<< Sarà bene >>. Sospinse verso di lui il barattolo con le compresse che le aveva chiesto.
Il ragazzo avrebbe dovuto raccoglierle e allontanarsi, ma alla fine i suoi stessi piedi lo portarono proprio fin davanti alla porta della camera di Nana. "Do solo un'occhiata", si disse.
Ma lei lo sentì; come replicante aveva una sensibilità fuori del comune, senza contare che lui era un grosso berserker che ai suoi sensi doveva vibrare come fuoco.
<< Blaze? >>.
Sarebbe stato stupido non entrare, a quel punto.  << Ciao, Na >>.
C'era qualcosa di strano nel modo in cui gli occhi color miele della ragazza lo stavano fissando; di solito in sua presenza lei arrossiva, sorrideva imbarazzata, si torceva le mani e il suo sguardo irrequieto rifuggiva quello del suo interlocutore. Quella volta non accadde nulla di tutto ciò.
<< L'ultima volta che sei stato qui ho combinato un casino >>, ammise la replicante con un mezzo sorriso. << Credevo ti fosse stato proibito di venire >>.
Lui scosse il capo. << Sono sempre rimasto nei paraggi, solo che evidentemente non te ne sei resa conto... sei rimasta sedata tutto il tempo >>.
Nana annuì. Blaze trovò che fosse diventata improvvisamente ed innaturalmente serie e compunta, come se di colpo fosse cresciuta di almeno vent'anni. Di nuovo accarezzò con insistenza l'idea di concederle un appuntamento... sempre che lei non fraintendesse il suo gesto in un moto di semplice compassione, perché non lo era.
Prese una seggiola e si sedette. << Il Consiglio sta valutando un tuo possibile ingresso in Squadra 1...>>.
<< Come mai? >>, domandò a bruciapelo la replicante, aggressiva.
<< Evidentemente ti ritengono all'altezza... >>, mentì l'altro.
<< Puttanate >>, esclamò Nana. << Sono tanto all'altezza quanto lo ero un mese fa, quando la mia richiesta è stata respinta per l'ennesima volta >>.
Secondo Blaze le cose stavano prendendo una brutta piega. Nella sua mente poco a poco affiorò l'idea che Nana potesse essersi spinta da sola fino al covo della Congregazione.
Quasi avesse letto nei suoi pensieri, la ragazza interruppe il silenzio. << Secondo loro io sarei un mutante di Classe 3 >>.
<< Secondo chi? >>. Gli occhi del berserker mandavano lampi.
<< Secondo la Commissione Esaminatrice della Congregazione >>, rispose. << Da che parte sta l'errore, adesso, Blaze? >>.
Un altro brividò gli rotolò silenziosamente giù per la iena. Nana era davvero un mutante di Classe 3, pure se nel suo dossier figurava come Classe 5, e non si trattava di una svista dei commissari che l'avevano esaminata, bensì di un dato volontariamente manomesso. Lui lo sapeva, ma non lo diede a vedere. << Si vede che i loro ispettori ne sanno ancor meno di quanto sembri >>.
Ma Nana non era convinta, e di questo Blaze cominciò ad aver paura. Decise di metterla alle strette. << Dagli atti in mano al Consiglio risulta che sei stata sequestrata >>, asserì. << Ma tu non sei così imprudente, e io non me la bevo >>.
December 07

** slancio materno **

Entrò nella vecchia casa e oltre la soglia lo accolse lo stesso odore che ricordava di aver notato anche la prima volta che aveva messo piede lì dentro. Vestigia di veleno antitarli. Sienna sarebbe arrivata di lì a un'ora, forse meno; aveva giusto il tempo di andare a prendere della legna e accendere la stufa per asciugar via un po di umidità dalle stanze.
Sienna era incinta. Non che glielo avesse detto, lui lo aveva scoperto da Hazel, sua sorella minore. Il fatto che di punto in bianco avesse deciso di lasciare il suo ragazzo, Carrick, sembrava la prova ultima che il bambino era suo... del resto era anche la spiegazione più logica, dal momento che entrambi avevano sempre preso le dovute precauzioni, salvo quell'ultima volta.
Lasciò il cellulare sulla credenza, in cucina; la copertura di rete in quella zona remota delle montagne era scarsa e limitata a poche zone strategiche della casa. 'Come in ogni horror che si rispetti', era solita dire Hazel, che nutriva scarse simpatie per quel luogo sperduto tra i boschi. I progetti che avea in mente Jay per qualle sera, però, erano tutt'altro che spaventosi.
 
Appiccò il fuoco alla legna nella stufa. La cucina era piccola, e si scaldò in fretta. Guardò l'orologio, erano quasi le cinque e fuori già imbruniva. Sienna avrebbe dovuto chiamare a momenti, perché lui scendesse in paese con l'auto, a prenderla, ma il telefono era muto. Per cinque, sei volte Jay lo prese, lo cambiò di posto, lo spense e lo riaccese per essere sicuro che ci fosse campo. Poi sentì dei passi, suole di scarponi pesanti che facevano crepitare lo sterrato velato di brina; Sienna era salita fino al rustico a piedi, con la borsa in spalla.
<<Stupida!>>, vociò il ragazzo sporgendosi dalla finestra.
<<Ti voglio bene anch'io>>, replicò lei, sorridendo.
Lui si precipitò fuori, le tolse la borsa di mano, richiuse la porta alle loro spalle. <<Dovresti avere più cura di te...>>, protestò, contrariato. <<Eravamo d'accordo che mi avresti chiamato e sarei venuto a prendeti...>>
<<Sono soltanto un paio di chilometri, Jay>>, cercò di rabbonirlo lei, sfilandosi il giaccone. <<L'abbiamo fatta a piedi un sacco di volte>>.
<<Ma tu non eri...>>, però poi tacque, la sua interlocutrice aveva un'espressione tanto desolata - quasi afflitta - che desiderò non averle mai fatto capire che lui conosceva le sue condizioni. In effetti si era ripromesso di fare finta di niente fino a che non fosse stata lei a parlargliene. Per un lungo minuto rimasero a fronteggiarsi senza spiccicare parola.
<<Pensavo che venire qui sarebbe stata un'ottima occasione per parlarne, effettivamente>>, mormorò la ragazza dopo quella che ad entrambi era parsa un'eternità. <<Ma a quanto pare non c'è rimasto molto da dire>>.
<<Tutt'altro>>, replicò Jay, lasciando la borsa ai piedi delle scale per andare a stringerle le mani intirizzite fra le proprie. <<Io voglio questo bambino, Sienna, ma vorrei essere sicuro che lo voglia anche tu>>, disse, con enfasi. Di fronte all'aria smarrita di lei, però, moderò la foga. <<Ho sentito Hazel dire a Rowan che avrebbe dovuto persuaderti ad abortire, o a darlo in affidamento una volta nato>>.
<<Neanche per idea!>>, fu la risposta secca della ragazza. <<Ho ventidue anni ormai, sono perfettamente in grado di provvedere a mio figlio. Anche fossi sola, io...>>.
<<Sienna, per l'amore del cielo>>, sbottò lui. <<Non sarai mai sola, c'è tua nonna, c'è Rowan e ci sono io, se mi permetterai di riconoscerlo>>.
<<Che discorsi, Jay>>, sospirò Sienna lasciando ricadere le spalle, come spossata, ma con evidente sollievo. <<E' figlio tuo, ci sono pochissimi dubbi in merito>>.
Il ragazzo annuì lentamente. <<Mi dispiace. Non sono un incosciente, però non ero davvero preparato ad una simile eventualità, non avevo niente con me>>. Si scambiarono un'occhiata colpevole, poi lui si riscosse, con ritrovato cipiglio. <<Comunque il bambino ora non c'entra. C'è anche altro di cui discutere... perché io voglio veramente stare con te>>.
November 12

.:: Orden's Tales : La Fine di Galian ::.

La sensazione era quella di una marchiatura a fuoco; non aveva idea di che genere di glifi Galian potesse essersi tracciato sulle palme delle mani, anche se forse avrebbe potuto indovinarlo se fosse riuscita a snebbiarsi la mente. Le mancava il fiato per la stretta e per il dolore, il suo Orden aveva avuto un risveglio troppo brusco ed ora il geis - giunto repentinamente al terzo stadio in pochi attimi di panico – le impediva di riorganizzare lucidamente la propria difesa. Quel che di per certo sapeva, però, era che Galian non avrebbe mai potuto sopraffarla tanto facilmente da solo, doveva esserci qualcuno con lui, sicuramente Thaladus.

«Te lo chiederò per l’ultima volta», le sibilò il Primo Custode all’orecchio, facendo in modo di conquistarsi brutalmente posto nel caos frenetico dei pensieri della ragazza. «Unisciti a me spontaneamente, o mi prenderò il tuo Orden con le cattive maniere».

Lúrien ebbe un moto di rabbia estremamente violenta, ed i suoi due aggressori sussultarono simultaneamente. Galian si accigliò, per quanto la cosa non facesse che accrescere il suo appetito, il suo desiderio di assimilare l’Orden della compagna.

«È forte», sfuggì tra i denti a Thaladus.

«È naturale che lo sia», ringhiò l’altro. Lúrien gli aveva serrato le dita attorno ai polsi ed il dolore che provava era tanto lancinante che se avesse perduto la concentrazione ella sarebbe riuscita a liberarsi dai sigilli.

La risposta di lei giunse chiara e beffarda: rise loro in faccia. Il suo corpo era ormai pressoché irriconoscibile, persino l’askara, l’abito rituale color rubino, si stava letteralmente sfaldando attorno al fisico della giovane che rapidamente perdeva le fattezze umane. L’intera reggia cominciò a scuotersi fin nelle fondamenta.

«È pura follia!», strillò a quel punto Ran, isterico, mentre sotto i suoi occhi i due contendenti non erano che un groviglio di zampe e artigli che emanava un bagliore e un calore sempre più intenso. Le mani del Secondo Custode cominciarono a tremare, ma non spezzò il legame che lo vincolava al Primo. Uno degli arti posteriori di Galian, simili a lunghi artigli neri e falciformi, trapassò l’addome di Lúrien da parte a parte, inchiodandola al giaciglio; per tutta risposta ci fu una nuova scossa, molto più forte delle precedenti, e lo stridio che ne scaturì costrinse i due Custodi non direttamente impegnati nella lotta, a ripararsi le orecchie con le mani.

 

Anduril pensò che se quello era il genere di cose che accadevano a Lothendaloth, forse le voci che circolavano avevano ben donde di dire che era un luogo meraviglioso quanto micidiale. Non gli ci volle molto, comunque, a rendersi conto che non tutto quella sera andava per il verso giusto. Volse istintivamente gli occhi alla Rupe, e vide diversi suoi confratelli levarsi frettolosamente in volo diretti alla reggia dei Custodi. Christalla lanciò un grido acuto dalla modulazione molto secca, chiamando a raccolta i Draghi più giovani, e lui si scrollò di dosso le foglie morte e si ricongiunse al resto del suo branco.

«Come stai?», gli chiese Syndrillion. Lui si rese conto di essere al centro di molti sguardi – tutti quelli che riuscivano a posarsi su di lui.

«Male», ammise. «Ho mal di testa, sono spossato e non riesco a chiudere occhio. Questo posto non fa per me, io non…».

«Non è Lothendaloth», lo zittì bruscamente un altro Primigenio, Lancelos. «Il tuo Custode è nei guai».

 

Ad un certo punto Galian percepì che il vincolo che lo legava a Thaladus, e che gli consentiva di appoggiarsi a lui per ricevere energie e magia, era stato bruscamente spezzato, e sarebbe inorridito se le sue condizioni avessero potuto permetterglielo. Caindran aveva fatto irruzione nella stanza, e con lui altre creature di potere che – suppose – dovevano essere Draghi. S’erano avventati sul Secondo e sul Sesto Custode, a quel punto ormai stanchi e piuttosto vulnerabili. La frustrazione del Primo esplose in un unico boato assordante, a cui rispose il grido di giubilo della Settima che finalmente trovava una breccia nella stretta letale dell’avversario. Un artiglio di luce abbacinante lo trafisse al petto, lo sollevò, lo scrollò fra ulteriori scossoni e lamenti; entrambi i contendenti con i loro involucri terreni praticamente ridotti a brandelli, crollarono poi l’uno sull’altra ed a quel punto il loro Orden, complementare, si riunì in uno soltanto, e, com’era prevedibile immaginare, scelse di rientrare nel corpo della mahran, colei che era nata con esso e che quindi era la più idonea a contenerlo.

Ci fu una violentissima deflagrazione nel momento in cui Lúrien, con ritrovato vigore, si rivoltò contro Galian ponendo definitivamente termine allo scontro, letteralmente divorando quel che rimaneva di colui che un tempo era stato suo amante, e poi, all’apparenza inarrestabile, travolse Thaladus. Il Secondo Custode non tentò neppure di difendersi, morì quasi silenziosamente, all’istante. Ran e Caindran furono sbalzati lontano, rotolando fra le zampe dei Draghi più vicini, che s’erano appiattiti gli uni contro gli altri, impressionati da tanta potenza incontrollata.

Per un lungo momento nessuno si mosse. Era piuttosto difficile anche guardarsi intorno, perché il corpo della Settima Custode emanava ancora un bagliore molto intenso e il caldo opprimente. L’aria s’era fatta come densa intorno a loro. Poi udirono un fruscio sommesso, il rumore del corpo della Settima Custode che si accasciava fra quel che rimaneva del suo giaciglio. Anduril aprì gli occhi, smanioso di vedere che aspetto avesse, ma a quello stadio del geis la ragazza era una combinazione irriconoscibile di tratti umani e ferini intrisi di sangue, e ben presto i suoi confratelli si strinsero attorno a lei per prestarle soccorso, celandogliela alla vista.

Syndrillion e Christalla avevano perduto i loro Custodi; sebbene li avessero rinnegati ancora al tempo in cui era stato perpetrato il tradimento, parevano piuttosto scossi e silenziosi. Lancelos – che discendeva invece dalla linea del Quarto Custode, Vainamaari – era nervoso e faceva schioccare la coda in terra come una grossa frusta. Lui ed Anduril si guardarono, irrequieto il primo, piuttosto spaventato il secondo. «Sai già che cosa ti diranno di fare, ora», mormorò il Drago grigio.

November 09

.:: Orden's Tales - L'ultimo dono ::.

Quando Falathien acquisì sembianze umane, Anduril fu estremamente colpito da quanto giovane fosse. Era una ragazzina di dieci, forse dodici anni, con una gran massa di capelli soffici e biondissimi, gli occhi grigi, il viso tempestato di lentiggini. «Beh? Che ti prende?», volle chiedergli al che lo vide tanto sorpreso.

«Sei una bambina!», sbottò lui, ridendo. Si lasciò cadere fra l’erba alta. Poco distante, i cervi dal manto bronzeo abbassarono la guardia e uno dopo l’altro tornarono ad abbeverarsi ignorando i due giovani Draghi che, in quel momento, non avevano alcun interesse a dar loro la caccia. Il ragazzo si sentì improvvisamente pervadere dalla nostalgia della sua famiglia, ma ricacciò a forza i cattivi pensieri prima che rinsaldassero la presa sulla sua mente. «Che cosa significa Evohe, lo sai?», le chiese.

«È un appellativo arlamond che indica coloro che riescono a spingersi dove nessun altro può, coloro che varcano nuove soglie proibite. Suppongo si riferisca al fatto che sei il primo, oltre al Settimo Custode, ad essere riuscito ad entrare nella Camera d’Ambra».

«Perché la Camera d’Ambra è così importante, Falathien?»

«Dovrei chiederlo io a te, dal momento che ci sei stato», ribatté lei, sedendoglisi accanto a gambe conserte. «Dicono che sia bella da togliere il fiato. Oltre quei battenti dorati non esistono più dolore, né malattia; le ferite si rimarginano, le infezioni si risanano, e anche chi ha l’animo straziato dal cordoglio lì trova sollievo». Rovesciò il capo all’indietro e si concesse un sospiro trasognato. «Ed è suo, suo soltanto», sbirciò Anduril con la coda dell’occhio, con un che di malizioso che lui non riuscì ad interpretare, ma che gli fece tornare alla mente i sorrisi furbi di Maeve. «Oh, beh… vostro, ora».

Il Principe rise. «A me non interessa», mormorò poi, fattosi improvvisamente serio. «Non è davvero posto per me. Quando sarò pronto tornerò a Shara e vendicherò la mia gente…». Sembrò per un momento che fosse sul punto di aggiungere qualcosa, ma serrò le labbra e tacque, preferendo tenere per sé il nome di Ananias, che egli credeva morta dilaniata dagli artigli del demone che aveva dato loro la caccia mentre fuggivano attraverso i cunicoli della montagna.

«Ti stai sopravvalutando», si udì a quel punto una voce alle loro spalle. La sagoma snella del Settimo Custode si stagliava scura contro il cielo terso, sul crinale del colle. Con lei c’era un uomo, uno sciamano Arlamond dai lunghi capelli rossi ed un vistoso tatuaggio tribale che s’allargava a coprirgli il petto e parte dell’addome.

«Il venerabile Kelda», sussurrò Falathien, evidentemente emozionata. Anduril, però, non vi diede peso; tutta la sua attenzione convergeva sul Custode e sulle parole poco confortanti che aveva pronunciato. Il giovane Mezzelfo d’accigliò.

«Con Shara ora quartier generale dei Maghi Traviati andresti incontro ad una sorte ben infelice», proseguì Lúrien, incrociando le braccia sotto il seno – fasciato e dissimulato sotto la casacca cremisi mediante il sortilegio della maschera, che la rendeva indistinguibile da uno qualsiasi dei suoi confratelli maschi. «Vorrei che venissi con me, Anduril», disse. «Per favore».

Falathien strinse affettuosamente una mano del ragazzo fra le sue, prima di riacquistare le sue sembianze di Drago e spiccare il volo, con discrezione, nonostante la mole. Il Principe di Shara si rialzò, scosse l’erba e l’umido dagli abiti e risalì la breve china, sempre torvo in volto. Questo strappò un mezzo sorriso al saggio Kelda, che senz’altro doveva avere molti e molti più anni di quanti non ne dimostrasse il suo aspetto giovanile, ma lo sciamano dalla chioma fiammeggiante non profferì parola.

«Credevo che la mia preparazione fosse completa», azzardò Anduril mentre camminava, piuttosto dubbioso, al fianco del Settimo Custode.

«Lo è», replicò Lúrien da sotto la maschera. «Non c’è nient’altro che Syndrillion o io potremmo insegnarti, a questo punto, ora sta a te affinare le tue nuove doti. Ma c’è ancora una cosa che desidero che tu abbia».

Lui arrossì e tentò di dominarsi. Da quando era stato in grado di trasformarsi in Drago e di scoprire l’enorme potere che da questo conseguiva, era riuscito a realizzare la portata del dono che gli era stato concesso e si sentiva terribilmente in debito; anche se il Settimo Custode pareva non volere veramente nulla in cambio, probabilmente nemmeno riconoscenza.

Si fermarono ai piedi di un’alta torre color avorio, e lì Lúrien e lo sciamano arlamond si scambiarono qualche parola in un idioma che Anduril non conosceva, poi lui si congedò accennando un inchino. La ragazza levò il viso verso l’alto e il Mezzelfo comprese dove si trovassero, e dove lei voleva condurlo. Ritornò Drago e spiegò le enormi ali. «Posso almeno… risparmiarti un disturbo?», borbottò. Le offrì il fianco, scostando l’ala perché lei guadagnasse il suo dorso scuro. Lei si issò, e di nuovo lui ebbe la netta sensazione che un uomo non poteva essere così leggero e pieno di grazia; per quanto non l’avesse mai vista senza la maschera e l’ampia tonaca rosso rubino che ne dissimulavano le fattezze e la voce, per quanto non avesse prove tangibili del fatto che fosse una donna piuttosto che un uomo, dentro di sé era sicuro che fosse così.

La Camera d’Ambra aveva un grande terrazzo di forma semicircolare, e lì le sue grosse zampe artigliate toccarono nuovamente terra. Lúrien gli fece cenno di entrare.

«Quando mi hai scelto per diventare il tuo Drago», vociò, alle sue spalle, «non sapevi che sarei stato il prescelto in grado di entrare nella Camera d’Ambra».

«No, è vero, non lo sapevo», rispose lei. «È stata una piacevole sorpresa».

«Perché hai scelto me?», insisté. Glielo aveva già chiesto, ma in risposta aveva ricevuto solo una timida risata indulgente, e s’era sentito come un bambino che avesse posto una domanda ingenua che aveva una risposta troppo complicata perché potesse veramente comprenderla.

Questa volta fu diverso, il Settimo Custode si voltò a fronteggiarlo e si strinse nelle spalle – un gesto estremamente umano che lo lasciò spiazzato. «Perché no?», replicò. «Perché non avrei dovuto?». Pareva quasi spazientita. «Ogni mahran ha il dovere di creare un Drago, per impedire che la razza si estingua di nuovo, e per farlo deve trovare una persona che lo meriti. Forse non sarà la persona più meritevole del mondo, o quella che in assoluto ne ha più bisogno… ma basta che vada bene. Che vada bene a me, capisci?». Lui fece per ribattere, ma lei lo zittì con un gesto della mano, e gli fece nuovamente segno di entrare.

Gli bastò scostare i pesanti drappi color miele che celavano la Camera d’Ambra alla vista per capire qual era l’ultimo regalo a lui destinato. Sul pavimento, adeguatamente accomodata, c’era la sua nuova armatura… un’armatura da Drago. Era meravigliosa, lucente e bianca come fosse fatta d’oro bianco lucidato a specchio, con intarsi preziosi.

«Ed è leggera», si fece sentire la voce di Lúrien dietro di lui, «ed intaccabile. Ti piacerà».

«Come posso anche vagamente sdebitarmi?», mormorò lui in un fil di voce.

«Non devi», rispose lei, approssimandosi di qualche passo. «Non c’è bisogno che tu lo faccia. Non c’è niente che tu possa fare per me… salvo quell’aria adorante che hai», e ridacchiò.

In un attimo Anduril l’aveva cinta con le braccia in vita e l’aveva stretta a sé. È una donna, senza ombra di dubbio, pensò.

.:: Orden's Tales - Il Nome del Drago ::.

Lúrien sentì una fitta alla testa; aprire gli occhi fu doloroso ma necessario, si mise a sedere e si guardò intorno attraverso il velo del geis che faticava a scemar via. Era caduta addormentata, stremata alla fine del Rito di Namath, la creazione di un nuovo Drago, non appena le era stato chiaro che il cerimoniale era andato a buon fine e nelle vene di Anduril scorreva ora il Vincolo della Rupe. Il Principe di Shara era diventato il Settimo Grande Drago, l’ultima maestosa creatura nata dall’Orden e non per discendenza diretta dai suoi nuovi consanguinei.

Mentre si rivestiva, impacciata dalle sue stesse percezioni distorte, la Settima Custode ripercorse corrucciata i suoi ultimi ricordi, le immagini confuse della grossa sagoma di Anduril ridotta ad un ibrido metà umano metà rettile che tra grida strazianti compiva la sua prima mutazione – la peggiore, estremamente traumatica. Rabbrividì. Nonostante lei e Syndrillion l’avessero adeguatamente preparato ed egli sapesse esattamente a che cosa stava andando incontro, la ragazza non poteva evitare il senso di colpa. Le sofferenze del Principe Mezzelfo l’avevano scossa nel profondo. Raccolse i capelli nel cappuccio color rubino, indossò la maschera e s’affrettò fuori, oltre i giardini che cingevano il padiglione in cui l’avevano lasciata, verso le grandi aule adibite a tempio per le cerimonie.

«Lúrien», vociò Syndrillion sollevando l’enorme testa cornuta. Il Primo Drago era accovacciato accanto al padiglione, racchiudendone parte del perimetro con il proprio corpo dorato che rifulgeva al sole.

«Che cos’è successo?».

Il Drago reclinò appena il capo da un lato. Per un istante invero lo sfiorò l’idea di mutare in sembianze umane per poter esprimere in un sorriso la tenerezza che sentiva nel cuore. Lúrien era innamorata. «Lui sta bene», rispose. «Ha mangiato, bevuto ed ora sta riposando. È un Drago potente, mia piccola sorella, hai operato bene la tua scelta».

La Settima Custode annuì appena percettibilmente, e sotto la maschera le labbra si stirarono in un sorriso poco convinto. «Nient’affatto. È stato un azzardo», ammise, incrociando le braccia al petto. Syndrillion non replicò, ma di nuovo desiderò di poterle sorriderle. Lei si sfilò la maschera rivelando gli occhi ancora scuri e torbidi. «Sei sospettosamente comprensivo, Syndrillion», disse.

Il Drago rise, e la sua voce profonda parve scuotere la struttura esile del padiglione affianco a loro. «Nemmeno  io sono nato da un uovo», rispose. «Avevo all’incirca trenta inverni alle spalle quando mi offrii a Namath perché potesse sperimentare il grandioso rituale che adesso porta il suo nome. A quel tempo non vi erano Draghi su Aska, lui creò il primo e fu un azzardo molto, molto più gravoso del tuo. Forse un semplice Custode non può permettersi di rischiare, ma un mahran deve farlo».

Si incamminarono fianco a fianco. Lasciato il grande patio in cui si trovavano, imboccarono uno stretto colonnato e a quel punto, impossibilitato a proseguire dalle sue colossali dimensioni, Syndrillion riacquisì sembianze umane; era un uomo alto, snello, dai tratti sottili e la carnagione pallida dei popoli del Nord, con lunghi capelli biondissimi. Le offrì il braccio, Lúrien vagamente imbarazzata si lasciò sfuggire un risolino ed accettò la cortesia.

«Ma dimmi», proferì il Drago ad un tratto, «chi è Nani?».

La mahran trasalì. «Chi?».

«Nani», ripeté Syndrillion scandendo lentamente le sillabe. «Durante il rituale Anduril lo ha gridato un paio di volte, ho pensato si trattasse di una persona».

«Sì, è così», mormorò lei di rimando. Nani era il nomignolo che le avevano affibbiato Elendil ed Elessedil di Shara. «Era la bambinaia dei suoi fratellini».

«Credevo fossi tu la bambinaia dei suoi fratellini», osservò Syndrillion sogghignando.

«Ufficialmente Ananias ha perso la vita durante la fuga da Shara, la notte dell’equinozio», gli spiegò. «Cerca di capirmi: erano diretti a Kor Galindir. C’è la mia famiglia laggiù, ma non è ancora tempo per me».

Anduril dormiva acciambellato sull’erba, con il muso adagiato nelle acque basse di uno stagno, per poter prendere più comodamente grandi sorsate d’acqua quando l’arsura delle sue nuove fauci si faceva insopportabile. Gli ci sarebbe voluto ancora del tempo per riuscire a sviluppare adeguatamente il polmone del ghiaccio e bilanciare così la temperatura del proprio fiato. Come tutti i Draghi Primigeni era un esemplare di notevoli dimensioni, e otto corna gli ornavano il capo; le sue squame avevano i riflessi preziosi dello smeraldo, con striature nere sul dorso e sulle ali, e unghioni ben sviluppati al contrario di alcuni suoi confratelli dalle zampe tozze. Lúrien indossò nuovamente la maschera. «Anduril».

Il Drago smeraldino si destò. La Settima Custode vide la sua immagine distorta riflessa sulla superficie cangiante degli occhi della creatura, il Principe di Shara aveva ancora un’aria confusa e spaurita. Tuttavia doveva aver superato il primo impatto con il suo nuovo corpo – dopotutto era ormai primo pomeriggio – perché si rimise in piedi con disinvoltura e si stiracchiò membra ed ali allungandosi cautamente per non urtare gli alberi. «Buongiorno».

«Il Settimo Custode è qui per assegnarti un nuovo nome, il nome con cui rivendicherai il tuo posto alla Rupe», disse solenne Syndrillion.

Lúrien sapeva da giorni ormai quale sarebbe stato il nome che avrebbe dovuto portare il Settimo Drago, lo aveva trovato poco dopo aver cominciato i preparativi per il Rito. «Evohe», disse, semplicemente. Colui che varca la Soglia Proibita.

 
in questo msn space non ci sono opinioni personali. Il mio blog è un altro...

Sandbox

Loading...

Giulia bozz

by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by